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Evidentemente agli scienziati dà fastidio che vengano messe in dubbio le loro certezze.

Come molti sanno, l'associazione Corvelva sta facendo eseguire delle analisi sui vaccini, per stabilire se siano davvero sicuri come dicono le case farmaceutiche. In questa ottica, l'Ordine Nazionale dei Biologi ha fatto una donazione a Corvelva di 10.000 euro per contribuire alle spese di queste analisi. E questo ha fatto impazzire certi scienziati, che evidentemente non tollerano che certi "principi assodati" vengano messi in discussione.

La rivista Nature ha pubblicato un articolo intitolato "Italian scientists protest funding for vaccine-safety investigation", ovvero "Scienziati italiani protestano per i finanziamenti ad una indagine sulla sicurezza dei vaccini", che è stato tradotto integralmente dal sito Sa Defenza.

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L'altro giorno, mentre riflettevo sulla sorte crudele di Antonio Megalizzi, ho pensato: "Almeno questa volta non ci sono i soliti fessacchiotti che dicono 'E' tutto falso' ".

E invece anche questa volta sono arrivati.

Persino qui su luogocomune, sito conosciuto per prediligere l'uso della logica e dei riscontri fattuali, è comparso qualcuno che ha detto "è tutta una messinscena, a Strasburgo non è morto nessuno".

A questo punto mi domando quale possa essere il meccanismo mentale che porta certe persone ad oscurare a tal punto la propria capacità di raziocinio da fare affermazioni del genere. Il semplice ragionamento che costoro fanno per giungere a tale conclusione infatti ("non ci sono foto del morto quindi non è morto") non è sufficiente a giustificare un tale salto quantico nel nostro cervello.

Ci deve essere qualcos'altro, un "a priori" di tipo kantiano, che ti porta poi a formulare una giustificazione così fragile, pur di arrivare a quella conclusione.

Presentazione di Rosanna Spadini - (L'Autore ha messo il libro a disposizione gratuitamente. Trovate il link a fine articolo)

Chris Barlati è un giovane autore che sporadicamente ha trattato temi quali il ruolo della sinistra democristiana nella trattativa Stato-mafia, i servizi segreti e il multipolarismo. In questo caso, "Storie di Prima Repubblica" si presenta come un lavoro di ricerca inerente gli anni della cosiddetta 'Prima Repubblica', sul suo declino e sul passaggio verso la 'Seconda'. L'analisi è stata condotta attraverso le testimonianze di alcuni personaggi che ne furono protagonisti: Elio Veltri, Gherardo Colombo, Ugo Intini, Antonio Di Pietro, Paolo Cirino Pomicino, Massimo D'Alema, Gaspare Mutolo, Massimo Fini.

Le definizioni, i percorsi e le argomentazioni riguardanti il ruolo di apparati stranieri e dei legami massonici nel divenire della Prima verso la Seconda Repubblica è un argomento di certo interessante. E' per tali ragioni che abbiamo deciso di rivolgere alcune domande al nostro intervistato così da chiarirne gl aspetti che tutt'oggi permangono di difficile comprensione.

Qual è il tuo giudizio riguardo agli anni della "Prima Repubblica"?

«La Prima Repubblica in Italia si configura come un'esperienza irripetibile per l'intera storia politica contemporanea. Parafrasando Rino Formica, possiamo paragonare l'Italia ad una Berlino più estesa, poiché in essa lottavano, transitavano e facevano i loro affari i servizi segreti di mezzo mondo. Per definire la Prima Repubblica con un'espressione, possiamo affermare che si trattò di una coalizione di governo, successiva al patto Costituzionale, che resse le sorti dell'Italia fino a Mani Pulite. Una coalizione di Governo preparata alla guerra e da quell'eventualità condizionata fino all'implosione del sistema sovietico.»

Ci risiamo. Puntuale come un orologio svizzero arriva l'attentato che distoglie dai veri problemi politici e sposta l'attenzione sul "terrorismo internazionale".

Ormai la dinamica è talmente prevedibile che bisognerebbe quasi farne una regola: se un certo governo attraversa un periodo particolarmente difficile, state alla larga dai mercatini e dai luoghi affollati di quella nazione. La "cellula dormiente" di turno sarà pronta a risvegliarsi proprio in quelle occasioni.

Pensate solo alla coincidenza: fino a ieri sera tutti i tg e le testate giornalistiche francesi parlavano solo di Macron, di come il suo discorso non fosse riuscito a placare i Gilet Gialli, e di come ormai la fine del suo governo apparisse scontata. Ma da stamattina tutto questo passa in secondo piano, perchè ora ci dobbiamo occupare di Cherif Chekatt, l'uomo sospettato di aver sparato ieri a Strasburgo, e prontamente dato in pasto alla stampa mondiale dall'efficientissimo SITE di Rita Katz.

Davvero dobbiamo aggiungere altro?

Massimo Mazzucco

Il Lawyers' Committee for 9/11 Inquiry è una organizzazione di avvocati americani che combatte da anni per la verità sui fatti dell'11 settembre. Dopo aver lanciato un enorme numero di petizioni che sono state sistematicamente ignorate dalle autorità americane, finalmente il Lawyers' Committee ha riportato una importante vittoria: il procuratore distrettuale di New York ha accettato di far valutare le prove di una demolizione controllata del World Trade Center ad un Grand Jury appositamente stabilito. Se il Grand Jury riterrà le prove valide e sostanziate, si potrà dare luogo ad un processo vero e proprio sulle responsabilità dei crolli dei tre grattacieli del World Trade Center.

La notizia è importante, perchè per la prima volta dopo 17 anni una entità governativa americana (il procuratore di New York) riconosce che vi siano elementi oggettivamente validi per sottoporli ad un Grand Jury. (Questa è la lettera con cui il procuratore di New York, Geoffrey Bergman, conferma al Lawyers' Committee che seguirà le procedure indicate dalla legge).

Il Grand Jury è una istituzione tipica del sistema legale americano, che non è presente in nessun altra nazione al mondo. Svolge una funzione simile a quella di una indagine preliminare, con la differenza che l'indagine non è condotta da magistrati ma da normali cittadini, che vengono scelti casualmente nella popolazione. I membri della giuria ascoltano e valutano le prove presentate dall'accusa, e determinano se secondo loro vi siano elementi per procedere ad una incriminazione. Se la loro decisione è positiva, si passa al processo vero e proprio.

Storia dei Rothschild. Ovvero: come fottere il mondo in 7 generazioni.


di Stefano Re

La scienza è fondata sul dubbio. Senza il dubbio, saremmo ancora tutti convinti che il sole giri intorno alla terra. I primi a introdurre il metodo scientifico furono considerati dei matti e perseguitati come eretici, perché mettevano in discussione le “verità consolidate” al tempo vigenti. Furono ridicolizzati, emarginati, perseguitati, condannati e non di rado anche uccisi, nel roboante applauso delle folle.

Mille anni più tardi, abbiamo gli “scientisti”: persone di ogni età, estrazione sociale e livello di cultura formale che riducono la scienza ad una religione, una patologica caricatura di se stessa. Condividono e promuovono una fede cieca in qualcosa che definiscono “verità scientifica”, considerano matti e perseguitano come eretici tutti coloro che su di essa avanzano dei dubbi e li mettono in discussione.

In questa nuova e triste religione, i medici e gli scienziati che difendono l'ortodossia diventano altrettanti profeti e vescovi, con masse di penitenti che demandano a questi loro nuovi sacerdoti la salvezza dei loro corpi e delle loro anime.

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Qui puoi firmare la petizione.(Attenzione: se avete GMAIL la mail di conferma vi arriva nella cartella "promozioni")

Una interessante chiacchierata fra Giulietto Chiesa e Giorgio Bianchi, che parte dalla situazione in Siria ed arriva ad analizzare l'attuale situazione della comunicazione sui media mainstream. Giorgio Bianchi, fotoreporter e giornalista, racconta le sue esperienze in Siria vissute in prima persona, e spiega coma mai abbia scritto una lettera aperta a Marco Travaglio, che curiosamente non si occupa mai di questioni internazionali.

Qui la lettera aperta di Giorgio Bianchi a Marco Travaglio.

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