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In logica formale esiste una fallacia che si chiama "Post hoc ergo propter hoc", e accade quando si attribuisce erroneamente un evento Y ad una precedente causa X, capovolgendone spesso l'ordine causale.

Se io dico ad esempio "ogni volta che il gallo canta esce il sole, per cui è il gallo che fa uscire il sole", non solo ho stabilito una errata sequenza causa-effetto, ma ho anche capovolto la causalità, attribuendo al gallo che canta la responsabilità di far sorgere il sole, mentre è l'esatto contario. (Il gallo vede albeggiare, e quindi canta).

E' proprio questo l'errore che è stato commesso nella presentazione del rapporto di Reporters Sans Frontieres sulla libertà di stampa in Italia. Mentre ci dicono che "l’Italia ha guadagnato 25 posizioni, passando dal 77esimo del 2016 al 52esimo posto" nel mondo, ci avvisano anche che "Il livello di violenze contro i reporter è molto preoccupante, e alcuni politici - come il leader del M5s - non esitano a pubblicare l’identità di coloro che gli danno fastidio".

La vicenda Alitalia mette in luce due contraddizioni clamorose del sistema-pensiero neoliberista.

La prima contraddizione è la completa trasformazione del ruolo dei sindacati, che sono passati da effettivi difensori del lavoratore a semplici passacarte dei diktat delle aziende. In un mercato dove il ricatto da parte dell'azienda è diventato ormai la norma, i sindacati si sono lentamente trasformati in uno strumento di manipolazione mentale del lavoratore, costringendolo ad accettare compromessi sempre più umilianti "perchè altrimenti andiamo tutti a casa".

Ma il secondo aspetto del neoliberismo è sicuramente il più deleterio, ed è quello che supporta la mentalità per cui i guadagni sono sempre del privato, mentre le perdite diventano pubbliche.

Quando il buon Prodi lanciò Alitalia verso la privatizzazione, lo si faceva "per essere più competitivi" e "per adeguarsi alle regole del libero mercato". Allora spirava il vento fresco del neo-liberismo, e nessun impiegato della compagnia di bandiera protestò, allettato dall'idea che "il privato è sempre competitivo, per sua definizione". Sembrava quasi che mettersi nelle mani dei privati fosse un toccasana, "perchè loro sanno bene quello che fanno".

In un suo discorso sul 25 aprile di qualche anno fa, il presidente Napolitano ha detto che: “Il 25 aprile è non solo la festa della liberazione, è la festa della riunificazione dell’Italia. Dopo essere stata tagliata per 20 mesi in due, l’Italia si riunifica, nella libertà e nell’indipendenza. Se ciò non fosse accaduto, la nostra nazione sarebbe scomparsa dalla scena della storia, e se oggi siamo un paese democratico profondamente trasformato, fra i più avanzati in quell’Europa integrata che abbiamo concorso a fondare, è perché superammo i traumi del fascismo e delle guerra, recuperando libertà e indipendenza, ritrovando la nostra unità”.

Diciamo che non c’è un solo concetto, fra quelli espressi da Napolitano, che non possa essere legittimamente contestato. Prima di tutto è l’idea stessa di “liberazione” che andrebbe ridiscussa alla radice, ...

Con il risultato di oggi sono state sfoltite tutte le ambiguità del vasto fronte elettorale francese: fuori i gaullisti di centro-destra di Fillòn, fuori la sinistra dura e pura di Melanchòn, fuori - anzi, addirittura demoliti - i socialisti di Hollande, rimangono in lizza Emmanuel Macròn e Marine Le Pen, ovvero due idee chiare e contrapposte al 100%. Tutto a favore dell'Europa e dell'Euro l'uomo dei Rotschild, decisamente contraria sia all'una che all'altro la Le Pen.

Nelle prossime due settimane quindi verrà messo in gioco il futuro stesso dell'Europa: se vincerà Macròn si dirà che "sono stati sconfitti i populismi", e l'Europa dei banchieri tirerà un sospiro di sollievo, almeno temporaneo. Se invece dovesse vincere la Le Pen si aprirà una fase di assoluta incertezza per l'establishment, con scenari difficili da prevedere oggi ma tutt'altro che rassicuranti per chi oggi detiene il potere. Con tutto quello che conseguirà poi nel resto del nostro continente.

di NeWorld

La Russia insegna al mondo come utilizzare una legge contro l'estremismo e il terrorismo contro ideologie differenti da quella dei poteri forti.


Sembra quasi assurdo ma è accaduto. Una delle nazioni più importanti e potenti del pianeta utilizza una legge che avrebbe dovuto colpire estremisti e terroristi contro un gruppo religioso minoritario che niente ha a che fare con tali piaghe del nostro secolo.

Stiamo parlando dei Testimoni di Geova,gruppo religioso presente in tutto il mondo composto da circa 8 milioni di fedeli. Ora...a molti potranno dare fastidio a causa della loro opera di evangelizzazione,ma da qui a definirli terroristi ce ne passa veramente tanto.

Eppure questo è successo...

Lo scorso 1° aprile abbiamo pubblicato la falsa notizia del New York Times, intitolata "President Trump reminds NATO allies of their obligations", nella quale si diceva che Trump criticava pubblicamente l'Italia per non contribuire con la giusta quota del 2% del Pil alle spese della Nato.

Ebbene, oggi il nostro Primo Ministro Gentiloni è andato da Trump e si è preso una sberla in faccia molto simile a quella che avevamo descritto nel nostro finto articolo: durante l'incontro congiunto con la stampa, alla Casa Bianca, un giornalista ha chiesto a Gentiloni come mai l'Italia spenda meno dell'1% del Pil come contributo alla Nato. E Trump si è voltato sorridente verso Gentiloni, dicendo: "Ottima domanda, vorrei sentire la risposta del primo ministro. E' una domanda che intendo fargli anch'io, fra poco".

Segnalazioni e commenti degli utenti sulle notizie più recenti.

A partire dal prossimo lunedì, lo stato dell'Arkansas metterà a morte 7 prigionieri nell'arco di soli 11 giorni. Questo avviene dopo 12 anni in cui nessun uomo è stato messo a morte in Arkansas.

Il motivo? I farmaci letali usati per le esecuzioni stanno per scadere, e non è possibile ordinarne altri, perchè nel frattempo le case farmaceutiche hanno smesso di produrli (non vogliono più che il loro nome "pulito" venga associato alla pena di morte).

Quindi bisogna farli fuori subito, e ammazzare tutte questa gente prima che i farmaci scadano.

Ma il festival dell'assurdo non finisce qui. Ora che si profilano così tante esecuzioni in pochi giorni, sono i carnefici a protestare, ovvero quelli che dovrebbero fare le iniezioni letali ai condannati. Dicono che così tante esecuzioni in poco tempo sono uno stress troppo grande per loro.

Bufera (più che prevedibile) sulla puntata di Report dedicata al papilloma virus, e condotta da Sigfrido Ranucci.

Ma il vero problema non è tanto la reazione avvelenata di Big Pharma - prevedibile, come dicevamo - quanto piuttosto la mancata difesa da parte dei giornalisti italiani di un collega come Ranucci e dei suoi collaboratori.

Se infatti leggiamo una qualunque rassegna stampa - dal Corriere a Repubblica, da La Stampa al Fatto Quotidiano - troveremo che tutti i giornali parlano della "reazione avversa" avuta dal sistema, ma nessuno ha il coraggio di dire la cosa più semplice: Ranucci non ha affatto "diffuso informazioni antiscientifiche", nè certamente "anti-vaccini" - come vorrebbe il capo d'accusa generalizzato - ma ha semplicemente denunciato la difficoltà di far funzionare il sistema che dovebbe registrare le reazioni avverse ai vaccini, in Italia come in Europa. (E chissà perchè non funziona?)

Di recente sono stato a Torino. Una mattina sono andato a fare una passeggiata in centro, dalle parti di Piazza Vittorio. E' una piazza enorme (credo che venisse usata dai Savoia per le parate militari), con ampi porticati lungo i lati, bar e negozi dappertutto. La piazza brulica letteralmente di attività: gente che passeggia, negozianti che mettono in ordine le loro vetrine, turisti che fotografano, ragazzi seduti ai tavolini, tram che passano sferragliando, gente che fa musica sotto i portici.... insomma, la vita.

Poi ad un certo punto qualcosa ha attratto la mia attenzione: era una antica costruzione circolare, sopraelevata, appoggiata sulla collina antistante, che guarda la Piazza Vittorio dall'altra parte del Po.

E' la chiesa della Gran Madre, nota anche ai torinesi come "la chiesa dei Templari". Istintivamente, mi sono diretto verso il ponte che portava dall'altra sponda, l'ho attraversato e mi sono avvicinato alla chiesa. Guardandola da sotto, sembrava molto più imponente di prima. Pensavo di dare un'occhiata solo dall'esterno, quando ho notato una cancello laterale che era aperto, e che dava accesso alla scalinata che portava fino all'ingresso della chiesa.

I due leader mondiali con le capigliature più ridicole del mondo si trovano a fronteggiarsi in un improbabile braccio di ferro di fronte al mondo intero.

Da una parte un paese insignificante dal punto di vista politico, fatto tutto di retorica e di propaganda, dall'altra la più grande potenza militare del pianeta, che viene ora sfidata a duello dal topolino nordcoreano.

Il problema è che la più grande potenza del mondo dispone di migliaia di bombe atomiche, ma non può permettersi ovviamente di usarle. Mentre il topolino ne avrà al massimo cinque o sei, ma non vede l'ora di sganciane una da qualche parte, per mostrare al mondo che anche loro contano qualcosa.

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