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ANCHE I POVERI HANNO I LORO EROI


50 anni fa iniziava la storica battaglia di Dien Bien Phu, nella quale avrebbero perso la vita 2000 soldati francesi e ben 20 mila vietnamiti. Ma il sacrificio di questi ultimi permise ai connazionali una vittoria che segnava l’inizio della fine dell’impero francese in Indocina. E nonostante la vistosa sconfitta fosse stata inflitta ad uno degli eserciti più moderni e attrezzati del tempo, gli Stati Uniti dovettero imparare la lezione sulla propria pelle, quando cercarono in seguito di soppiantare i Francesi nel controllo di quella regione. Andò a finire come tutti sappiamo.


La cosa interessante è che lo stratega della battaglia di Dien Bien Phu fu lo stesso stratega che poi portò la nazione alla vittoria finale contro gli Stati Uniti. Si chiamava – e ancora si chiama - Vo Nguyen Giap: oggi un lucidissimo 92enne (foto a dx), è stato lui in persona a dare ufficialmente inizio alla celebrazioni, tornando sul luogo a condividere coi pochi veterani rimasti le pesanti memorie di quei giorni.


Ora, noi abbiamo combattuto simili guerre di liberazione più di una volta, nel nostro paese, e sappiamo bene cosa voglia dire...

INTERNET FRA INFORMAZIONE E POTERE

Una riflessione sul ruolo di Internet nel prossimo futuro, ed un confronto con le due altre grandi rivoluzioni nella storia della comunicazione: la stampa di Gutemberg, e la radiotelevisione.

GLI DISPIACE, MA NON SI SCUSA 

Come funziona il blocco mentale dei dogmatici.

di Massimo Mazzucco

06.05.04 - Non c’è niente da fare, non ci riescono proprio, è più forte di loro. Nel fondamentalista dogmatico è evidente che la sequenza dei geni responsabile per il gesto delle scuse - diffusissimo in tutte le razze del mondo -deve essersi persa in qualche mutazione più strampalata delle altre.

Lo avevamo già notato in occasione della preziosa opportunità gettata alle ortiche da Bush, alle Nazioni Unite, circa un anno fa (vedi: “Operazione arroganza infinita”), e lì si trattava solo di ammettere di aver voluto un pò strafare, per poi chiedere umilmente aiuto per riportare sotto controllo una situazione che proprio in quel momento iniziava a sfuggire di mano.

Oggi invece c’era la ben più grave necessità di correggere una rotta che sta portando l’America, e quindi il mondo, verso una scogliera che solo un cieco bendato con la testa in un secchiello riuscirebbe a non vedere. Una spaccatura totale, cioè, fra occidente e mondo arabo, con di mezzo quel piccolissimo elemento......



I QUATTRO DELL'AVE MARIA



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IL PENTAGONO SAPEVA

5-5-04 - Si sta allargando a macchia d'olio lo scandalo delle torture, con nuove rivelazioni che indicano ormai con certzza come in realtà i generali USA non solo sapessero tutto, ma fossero pure orgogliosi del "lavoro" fatto dai propri ragazzi.  (A destra nella foto il super-generale  Geoffrey D. Miller, responsabile del canile di Guantanamo, e orgoglioso inventore di alcuni dei più rivoltanti metodi di tortura adottati in Iraq).

E mentre Rumsfeld si sta arrampicando sui vetri, pur di negare l'evidenza, la macchia d'olio ormai è arrivata sotto la porta della Casa Bianca: da più parti giungono richieste - anche dagli stessi repubblicani - di scuse ufficiali al mondo arabo da parte del presidente. Nel frattempo è stata messa in circolazione la foto (all'interno, insieme alla altre) che conferma in pieno le accuse contenute nel testo della lettera del soldato americano (in un articolo precedente).

AVVISO: Le immagini, ora in circolazione senza i ritocchi del passaggio in TV, sono ancora più sconcertanti


(a destra, il generale messo al comando di Falluja)


MISSIONE COMPIUTA - di Massimo Mazzucco


Vogliamo continuare a far finta che tutto va bene? Facciamolo. Vogliamo continuare a credere di aver portato la democrazia in Iraq? Ma come no, a quintali! Vogliamo continuare tutti a sentirci non colpevoli per quella gente che ogni giorno – ora, adesso, in questo preciso momento, mentre io mi gratto il naso e tu ti stappi la birretta ghiacciata – vive con acqua e viveri razionati, coi moribondi a cui è impedito ricevere aiuti, con i morti che non sanno più dove seppellire? D’accordo. Accendiamo il televisore allora, e festeggiamo uniti il Milan campione d’Italia.

Ma per ogni minuto che lasciamo passare, ricordiamoci soltanto una cosa: noi, che in una democrazia bene o male ci viviamo – e di cui, quando serve, siamo prontissimi a vantarci - il nostro governo lo abbiamo regolarmente votato, e ciò che il nostro governo fa non è che l’espressione della volontà di tutti noi. In una democrazia, infatti, l’intera popolazione accetta che le scelte della maggioranza valgano anche per la minoranza. Ma c’è anche un’alta caratteristica, nelle democrazie...

ULTIME NOTIZIE DAGLI USA:

TORTURE: ORDINI SUPERIORI? UNA LETTERA ACCUSA I GENERALI

HAMILL RIESCE AD "EVADERE"

HAMILL: L’ostaggio americano Thomas Hamill (foto), un autista che lavorava in Iraq per una sussidiaria della Halliburton, e che era stato rapito più di tre settimane fa dai miliziani iracheni, si trova ora sano e salvo in una sede del comando USA, dopo una fuga apparentemente rocambolesca. Hamill ha raccontato ai giornalisti americani – che ne faranno come minimo l’eroe della settimana – di aver sentito il lontano (?) rombo di un convoglio militare, di aver forzato (?) la porta della sua cella, e di aver corso quasi un miglio (??? – Hamill pesa almeno cento chili, e le ultime settimane non le ha certo passate facendo jogging) per raggiungere il convoglio. Sarebbe poi pure tornato, coi militari, ad arrestare i suoi secondini. (I quali invece non sentono passare i convogli, e continuano a dormire della grossa anche quando uno riesce a scardinarti la porta della cella sotto il naso?)

TORTURE: Mentre tutti si affrettavano a sottolineare che il caso dei marines torturatori era “un caso isolato”, noi ci chiedevamo cosa mai avessero messo in testa a quei soldati, perchè arrivassero a fare quello che hanno fatto ai loro prigionieri. E oggi la prima risposta l’abbiamo avuta. La moglie di un soldato qualunque, indignata sia dalle torture che dalla copertura generalizzata che stava montando a favore degli alti comandi USA, ha convocato una conferenza stampa e ha mostrato ai giornalisti una lettera ...

LA FEDE A SENSO UNICO

I sacramenti prima della battaglia, come ai tempi delle Crociate.

di Fabio de Nardis

30.4.04 - Da quando le cose si sono messe male per le truppe di occupazione, i principali media americani sono impegnati in una sforzo congiunto di propaganda militare. O almeno, nel migliore dei casi, di copertura totale e sistematica della verità. In un modo o nell’altro, non una parola è spesa per descrivere le condizioni di sofferenza del popolo iracheno, a Najaf come a Baghdad, assediato da mesi, ridotto allo stremo, senza acqua, luce, cibo. Non un’immagine è dedicata ai bambini mutilati, alle famiglie distrutte, ai luoghi sacri bombardati senza alcun rispetto per la cultura e i sentimenti di un popolo antico come il mondo.

Tutte le attenzioni sono invece rivolte ai soldati americani, costretti a lottare contro un nemico feroce ed imprevedibile, guidato dalla mano assassina di Satana. I quotidiani mostrano la vita di tutti i giorni negli accampamenti, la fratellanza e la solidarietà tra i soldati, le loro paure, le loro debolezze, il loro orgoglio. Il focus si sposta regolarmente, così, dalla dimensione politica, economica e militare, a quella personale ed intimistica. Abbondano foto di soldati che piangono di fronte ai corpi dei compagni caduti, o che – soprattutto - pregano tenendosi per mano, prima di andare in combattimento. Oggi, il Los Angeles Times apre ...

VERGOGNA A STELLE E STRISCE - Il video che inchioda i Marines torturatori 


di Massimo Mazzucco

30.4.04 - No, non è un Cristo qualunque, di quegli altarini con le lucine che si vedono in giro un pò dappertutto nei paesi d’Italia. Quello nella foto è un qualunque povero cristo - un iracheno in carne e ossa, nello specifico - torturato per puro divertimento dai marines, che lo tengono prigioniero ad Abu Ghraib, la temutissima prigione di Baghdad ai tempi di Saddam (e ora, si immagina, tristemente rimpianta).


Sta in piedi su uno scatolone, incappucciato, con dei fili elettrici collegati alle estremità (all’interno le immagini complete), e il divertimento, per i marines, consiste nel vedere quanto tempo riesce a stare in piedi, senza cadere dallo scatolone. Se infatti ciò accadesse, verrebbe subito punito con una scarica elettrica che gli attraversa il corpo da parte a parte. I suoi compagni più fortunati, invece, sono stato obbligati a posare nudi, per l’obbiettivo dei marines trionfanti, nell’atto – ci si illude solo simulato – di sodomizzarsi a vicenda, in posizioni da orgia omosessuale.


Ma non basta. La ciliegina arriva quando scopriamo che il generale di brigata responsabile della prigione, che rischia ora la corte marziale, ...

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