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NICHOLAS BERG: DELITTO DI STATO? L'analisi del video inquadratura per inquadratura.

19.05.04 - Un' attenta analisi del video del prigioniero americano decapitato suggerisce che si tratti in realtà di una macabra messinscena.

C’ERA UNA VOLTA LA SCHIAVITU’...

di Massimo Mazzucco

Oggi non è più come una volta, quando i bianchi sbarcavano con le loro navi in un qualche punto della costa centafricana, accalappiavano un centinaio di abitanti del luogo, e li sbattevano sottocoperta per trasportarli in America e venderli come schiavi. No, oggi a diventare schiavo ti convincono. Con educazione.

Un rapporto appena uscito dell’UNICEF sull’ “human trading” – letteralmente, “traffico di umani” - presenta dei dati da far rizzare i capelli: su 51 nazioni africane ben 45 praticano ancora regolarmente lo “schiavismo legalizzato”. E fra i vari paesi committenti – udite udite - l’Italia spicca fra i primi in assoluto.

Il meccanismo è collaudato, riguarda soprattutto bambini e ragazze giovani, e pare che nessuno abbia troppo interesse a metter in guardia i cittadini delle varie nazioni “fornitrici”. Questa è la storia di una normalissima ragazza nigeriana, che un giorno torna a casa e trova, seduto in salotto con mamma e papà....

CURIOSE COINCIDENZE



Lo Sceicco Yassin, il leader di Hamas assassinato dagli israeliani nel Marzo '04.

Padre Pio.       






Il Feldmarsciallo von Runstedt, capo dell’esercito nazista, e stratega della invincibile armata tedesca in Normandia, che finì sconfitta dagli alleati.

Donald Rumsfeld, capo dell’esercito americano, e stratega dell’invincibile armata americana in Iraq, ...

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RUMSFELD AVEVA AUTORIZZATO TUTTO DI PERSONA

di Massimo Mazzucco

16.05.04 - Il sabato del villaggio, a Washington, è stato rovinato da uno scoop giornalistico che rischia nei prossimi giorni di assumere una portata storica. Ed è di nuovo Seymour Hersh (foto), il giornalista che vinse il Pulitzer nel ‘78 per aver fatto conoscere al mondo la vergogna del massacro di Mi-Lay, a fare da cecchino alla presente amministrazione di guerrafondai. Oggi nel suo mirino c’è Donald Rumsfeld, che già fatica ogni giorno di più a convincere il mondo della sua innocenza (fosse anche soltanto per quel cognome – e quel volto - che ricordano tanto da vicino il feldmaresciallo von Rundstedt della battaglia delle Ardenne).

Hersh aveva già fatto il primo articolo sul New Yorker, una decina di giorni fa, uscendo in contemporanea (concertata?) col documentario della CBS che mostrava le torture ai prigionieri iracheni. In quell’articolo il giornalista (investigative reporter, amano farsi chiamare quelli come lui) rivelava, in maniera ultra-documentata, come al corrente delle torture fossero più o meno tutti gli alti livelli della gerarchia militare USA. Ma oggi ha sganciato la vera e propria bomba, tanto che il NewYorker non ha aspettato nemmeno lunedì – regolare giorno di uscita del settimanale - ma lo ha pubblicato immediatamente, sulla versione internet del giornale (www.newyorker.com)

Nell’articolo (The Gray Zone - How a secret Pentagon program came to Abu Ghraib) Hersh rivela come le varie pratiche di tortura che ora tutti conosciamo non fossero affatto un’invenzione delle “solite quattro mele marce”, bensì parte integrante ...

LA GUERRA HA GIA’ AVUTO IL SUO VINCITORE. GRAZIE ALL'INTERNET.

di Massimo Mazzucco

Se gli USA a fine Giugno si ritireranno dall’Iraq (come appare sempre più probabile), e se l’Italia addirittura li precederà a fine Maggio (come si comincia a sussurrare da più parti), lo dovremo certamente allo scandalo delle torture, che ha fatto traboccare un vaso già stracolmo di orrori insopportabili.

Ma se prima di tutto non ci fosse Internet, di quelle torture il mondo non avrebbe mai saputo niente, e forse l’intera faccenda irachena sarebbe andata in maniera completamente diversa. Certo, a mettere in onda le immagini e dar fuoco alla polveriera, è stata la CBS, la grande catena “storica” americana che fu già l’elemento determinante nel porre fine alla guerra in Viet-nam. Ma alla CBS le immagini come sono arrivate?

L’eroe misterioso, che tutti si sono dimenticati di ringraziare, un nome e una faccia li ha eccome: si chiama Joseph Darby, ed è un riservista dell’esercito USA, che era addetto a funzioni amministrative nel famigerato carcere di Abu Ghrab. E’ stato lui, che un giorno di due mesi fa ...

QUANTO VALE UNA BAMBINA DI 7 ANNI?

di Fabio de Nardis

16.05.04 - Al Bo Ali Dakel è un piccolo villaggio nei pressi di Fallouja, teatro recente di un duro scontro a fuoco tra marines e milizie della resistenza irachena. I civili morti “per sbaglio”, come al solito, sono molti, ma a questo punto gli americani non possono permettersi altri dissapori nella popolazione. E così è il capitano Kevin Coughlin, su mandato degli alti ufficiali, ad occuparsi personalmente di rimborsare i danni, per un totale cumulativo di $15.000. Fino all’ultimo hanno tentato di abbassare la cifra a 10.000, ma non c’è stato nulla da fare, il capo del villaggio è stato irremovibile.

Il figlio di un uomo ucciso per errore da un mortaio americano riceve $2.500. La stessa cifra viene pagata a un uomo la cui figlia di sette anni è stata trucidata a sangue freddo, mentre portava al pascolo le sue pecore. Secondo la rigorosa regola dei Marines, i rimborsi per la morte di un civile vanno direttamente...

La Perla della Settimana

[lib]bushb400.jpg[/img] L'AMERICA VORREBBE TANTO FARE PULIZIA, MA SENZA AMMETTERE UNA BRICIOLA DI SPORCIZIA.

di Fabio de Nardis

14.05.04 - Gli americani, oggi più che mai "rappresentati" dai loro parlamentari a camere riunite, sono ancora una volta vittime di una cultura profondamente ipocrita, che vorrebbe tenere separati gli altissimi ideali della costituzione dai fatti reali della vita quotidiana. Che, in questo periodo in particolare, proprio alti alti non lo sono.

I membri del parlamento hanno espresso "orrore e disgusto" dopo aver visionato - col divieto assoluto di riprenderle in alcun modo - circa 1.600 nuove immagini degli abusi perpetrati dai loro soldati in Iraq. Il Senatore Joe Lieberman, già vice di Al Gore alle scorse presidenziali, si dice allibito. Pare che le immagini siano talmente rivoltanti che alcuni senatori hanno abbandonato l’aula prima di completarne la visione. Si parla di torture e umiliazioni di ogni tipo, violenze sessuali a donne e uomini, soldati americani che ridono e ballano ...

COME TI INVENTO IL CATTIVO DI TURNO

Già a sospettare dei media ufficiali non si fa mai male, ma di questi tempi sembra essere diventato un "imperativo categorico" il farlo, se solo si vuole continuare a capire qualcosa di quello che davvero succede nel mondo.

Sull'onda della notizia in cui il killer di Berg, pur restando prudentemente incappucciato, annunciava platealmente al mondo il suo nome (Abu Musab al-Zarqawi), è uscito oggi un articolo intitolato "La CIA conclude che sia stato il leader terrorista a decapitare l'americano".

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p class="articleText">Il testo però, con le sue mille forzature logiche, sembra invece confermare in pieno i sospetti da noi avanzati nell'articolo "Chi ha ucciso Nicholas Berg?", ed appare proprio come il classico errore di chi, dopo aver mentito, non resiste alla tentazione di mungere la bugia ben oltre lo stretto necessario. Non bastava infatti aver affibbiato l'omicidio ad un nome che probabilmente non esiste nemmeno, ...

MA CHI HA UCCISO NICHOLAS BERG?




CURIOSE COINCIDENZE: I TAGLIAGOLE USANO LE STESSE SEDIE CHE SI USAVANO AD ABU GHRAB?

AGGIORNAMENTO 14.05.04 - Continuano ad emergere particolari inquietanti

13.05.04 - Ancora una volta la logica si ribella alla versone ufficiale dei fatti, ed ancora una volta emergono curiosi particolari che sembrano confermare come la faccenda sia in realtà andata in maniere diversa. Molto diversa. O forse, addirittura, diametralmente opposta.

Ciò che già suonava strano, nella versione ufficiale dell’esecuzione di Berg, erano due cose: una, che l’esecutore materiale della decapitazione, pur restando incappucciato come tutti gli altri, si fosse presentato al mondo con tanto di nome e cognome, Abu Musab al-Zarqawi (fra l’altro, un ennesimo A..A. – vedi link a fine articolo), e l’altra che il video chiudesse, a detta di chi l’aveva visto fino in fondo, con l’esclamazione classica Allah Akbar – Allah è grande. Tanto banale, appunto, quanto stonata in bocca a chi si era completamente dimenticato, fino a quel momento, di dire che agiva “in nome di dio”.

A questi sospetti istintivi, aggiungiamo ora il fatto di ritrovarsi con due versioni completamente diverse, fra militari e famiglia del ragazzo, sull’ultimo mese trascorso da Berg in Iraq, e soprattutto ...

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